Maria Lisa Cinciari Rodano




Lotta antifascista e impegno politico


Maria Lisa Cinciari Rodano racconta della sua partecipazione alla lotta antifascista e alla resistenza a Roma. La costituzione del Comitato pro voto, per la rivendicazione del diritto di voto alle donne nel 1944 e l'attività di promozione.

soggetti fascismo, resistenza e lotta di liberazione, propaganda politica, voto femminile,

trascrizione Ho partecipato alla resistenza romana. Anzi prima ho partecipato alla cospirazione antifascista nell'ultimo anno di liceo insieme con alcuni compagni di classe e fummo arrestati nel, mi pare nel marzo del '43 e siamo usciti il 25 luglio, al momento della caduta di Mussolini. E poi dopo i 45 giorni, prima dell'occupazione nazista di Roma, mi sono trovata insieme con questi amici, con questi compagni, a fare attività politica, poi con la.. nel momento che entrarono i nazisti a Roma, siccome eravamo tutti schedati siamo passati tutti nella Resistenza. Quindi ho partecipato alla resistenza Romana e finita la resistenza romana e mi sono trovata catapultata nei problemi della ricostruzione e poi alla fine del '44 insieme con le donne di altri movimenti politici, tutti i movimenti femminili dei partiti del Comitato di Liberazione Nazionale più le repubblicane e noi, che eravamo del partito della sinistra Cristiana, abbiamo dato vita un comitato per rivendicare il voto alle donne. Volevamo che il voto alle donne venisse dato da subito, mentre invece c'erano alcuni partiti, dentro al Comitato Liberazione Nazionale, in particolare i Liberali e forse anche la Democrazia del Lavoro, che avrebbero voluto rinviare la decisione del voto alle donne all'assemblea Costituente. E noi invece volevamo partecipare da subito; e tra l'altro lì ci fu un episodio curioso: Lupinacci, che rappresentava il liberali nel Comitato Liberazione Nazionale, era per il rinvio e la moglie, che faceva parte del Comitato pro voto, invece lo rivendicava.
Poi, alla fine di gennaio del '45, proprio l'ultimo giorno utile prima di mandare la circolare ai Prefetti, fu deciso il fatto che anche le donne avrebbero votato e fu mandata la circolare ai Prefetti, dicendo di iscrivere nelle liste elettorali non solo i maschi maggiorenni ma anche le donne.
La metodologia è stata che noi abbiamo fatto .. abbiamo lanciato una petizione sulla quale sono state raccolte alcune migliaia di firme, poi abbiamo fatto dei volantini, abbiamo diffuso volantini, abbiamo fatto riunioni di caseggiato, si facevano ... si andava a casa di una persona, quella invitava le vicine di casa, le amiche, e lì si spiegava: guardate adesso avremo diritto al voto, il voto serve a questo e quest'altro eccetera. E poi si fecero anche comizietti, all'uscita delle chiese, dentro i mercati, nei cortili dei grandi caseggiati. Nel mezzogiorno avevamo punte di analfabetismo che arrivavano al 70/80 per cento in quegli anni, quindi le donne erano proprio prive di, come posso dire, di strumenti conoscitivi; e quindi la nostra preoccupazione era di spiegare, renderle consapevoli che qualcosa stava cambiando e che con questo diritto avrebbero potuto cambiare la loro condizione di vita.